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Crocifisso e Presepe

Ora che siamo quasi alle porte del Santo Natale, come da qualche anno ormai

Si ripresenteranno puntuali, tutte quelle iniziative rivolte a deviare le nostre culture, le nostre abitudini di vita e la nostra stessa religione

Come quelle di:

  • Togliere il crocifisso dalle aule
  • Rimuovere il crocifisso dai Tribunali
  • Non festeggiare questa o quell’altra ricorrenza religiosa
  • Non allestire il presepe nelle aule delle scuole materne/elementari
  • Non portare all’asilo determinati giocattoli e/o oggetti che danneggerebbero la sensibilità altrui
presepe e crocifisso
Presepe e Crocifisso rappresentano la nostra cultura e la nostra storia

E, cosa ancor più grave, è che alcune di queste richieste, provengono proprio da coloro (cosa già successa pochi giorni fa) che, dovrebbero garantire la conservazione e la prosecuzione delle nostre tradizioni e dei nostri costumi: gli educatori e le educatrici dei nostri figli. Forse non hanno ancora realizzato che il risultato finale di queste azioni ipocritamente celate dal raggiungimento di una ipotetica eguaglianza ed integrazione; sarà quello della soppressione (di questo si tratta) del nostro credo, delle nostre tradizioni e, della nostra intera storia cattolica! L’integrazione deve essere intesa come la ricerca e la concretizzazione di un punto di incontro comune che permetta all’uno di vivere nel pieno rispetto dell’altro (naturalmente, partendo dalla naturalizzazione di uno nella società dell’altro) e che predisponga un miglioramento di tutti quei processi di vita che formano la piattaforma di crescita dell’individuo e di tutti i suoi cardini esistenziali. Non come una incondizionata accettazione ed introduzione di usi, costumi e religioni di altri Popoli che, pur costituendo una grande risorsa umana e sociale, non possono e non devono porre in sofferenza e far passare in secondo piano i nostri fulcri di vita come IL CROCIFISSO, IL PRESEPE e tutto ciò che fa parte integrante ed inscindibile della nostra identità socio-culturale. Integrazione significa RISPETTO, EDUCAZIONE, CONDIVISIONE ed INCONTRO di civiltà. Chi viene nel nostro Paese, deve accettare e condividere il nostro Essere ed il nostro Vivere! Se il suo credo non gli consente di condividere la nostra identità religiosa, è necessario predisporre tutti quei comportamenti e processi di tolleranza che sono alla base della crescita e della civilizzazione.

Desidero inoltre riportare la procedura che è stata intrapresa attraverso la Sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 18 marzo 2011 (Ricorso numero 30814/06)

Annunci di lavoro e raggiri

Molti annunci di lavoro nascondono insidie, raggiri ed addirittura delle vere e proprie trappole

Di seguito, alcuni degli accorgimenti più importanti da adottare per evitare di incappare in brutte sorprese.

offerte di lavoro
Annunci di lavoro e pericoli nascosti
  • Se viene richiesto l’invio del vostro Curriculum Vitae, contattate prima l’offerente in modo diretto, mandategli una mail con richieste specifiche ed attendete che vi risponda. Se non vi risponde, probabilmente, dietro l’annuncio non c’è una vera necessità di personale. Quando e se vi risponderà; osservate se il mittente citerà la sua mansione (esempio: responsabile del personale, responsabile urp, etc.) e se si firma. In mancanza di questi dati o se questi sono evasivi, dubitate fortemente!
  • Se inserite il vostro CV, prima di procedere, accertatevi che il sito web presso la quale lo inserite, sia autorevole, accreditato, che non renda noti a chiunque i vostri dati personali, di cui potete verificarne i fondamenti e poterlo modificare nel tempo.
  • Quando visionate annunci di offerte di lavoro, osservate con molta attenzione la paternità dell’offerta: un’offerta che proviene dall’estero va valutata con estrema delicatezza! Un’offerta priva di qualsiasi riferimento del lavoro che si dovrà svolgere (tipologia, mansione, requisiti, tipo di contratto applicato, trattamento, etc.) è quantomeno evasiva ed anche sospetta.
  • Se ricevete un sms (perchè avete precedentemente inserito il vostro CV in un qualche sito web, specificando il vostro numero di telefono) con proposte di lavoro; fate una ricerca sulla esistenza del referente mostrato, del sito web citato o sulla affidabilità delle referenze mostrate: lo stesso vostro sms (o testo), pubblicato su diverse piattaforme online, indica che il contenuto inviato è multiplo ed indiscriminato (indice di non molta affidabilità).
  • Prestate particolare attenzione alle offerte di lavoro inerenti: call-center, promoter, agenti ed operatore telefonico perchè possono celare aspetti da analizzare (iscrizione camera di commercio, possessori di partita iva, etc.) molto attentamente.
  • Attenzione agli annunci relativi a possibili Casting e, soprattutto, alle richieste di foto e video da inviare in rete! (potreste ritrovarvi pubblicati su qualche sito di dubbia attendibilità).

Se invece ricevete una telefonata, PRESTATE ATTENZIONI ALLE SEGUENTI COSE

  1. Cercate di intuire se l’operatore che vi sta chiamando ha un accento non italiano ma vi dice di chiamare da una località italiana.
  2. Attenti a cosa vi viene proposto: la chiamata potrebbe voler vendere CORSI PROFESSIONALI e non riguardare affatto proposte di lavoro concrete.
  3. Attenti a richieste inerenti i vostri dati personali.

Ma se volete capirne di più, potrete sempre effettuare una ricerca su google, immettendo il numero (se non nascosto) che è apparso sul vostro telefonino. Otterrete così, già un primo riscontro sulle recensioni (positive o negative) a cui quel numero è correlato.

 

Finto pane integrale a tavola

Il pane integrale che compriamo, di integrale ha davvero poco!

Dovendo modificare le proprie abitudini alimentari, sostituendo il pane bianco con quello INTEGRALE, sono stato costretto a constatare che il pane integrale che giunge nelle nostre tavole ha davvero poco di integrale! I primi acquisti, oltre naturalmente, all’introduzione del nuovo gusto, non mi hanno palesato altre differenze sostanziali. Man mano però che incomincio a comprare questo nuovo alimento con costanza e continuità, mi rendo subito conto che ci sono delle evidenti differenze.

Pane con farina integrale
Pane integrale con aggiunta di cereali

Mi accorgo infatti, che ogni forno/supermercato/negozio, fornisce un pane integrale (quello delle foto è un ottimo pane integrale con l’aggiunta dei cereali, prodotto da un forno artigianale di un borgo dell’alto Lazio) con colori e caratteristiche molto diverse e variegate tra loro. Trascorsa qualche settimana, ed mettendo a confronto alcuni tozzi di pane rimasti, verifico che il pane, passa da una colorazione decisamente SCURA ad una tonalità quasi identica a quella del pane bianco ed anche la compattezza varia di molto.

Fetta di pane con farina integrale e cereali
Fetta di pane integrale con cereali

Mi armo di pazienza e perseveranza ed incomincio a fare domande ai banchi del pane dei vari supermercati dove mi reco a fare spesa e presso alcuni fornai della zona. La risposta che mi viene data è quasi sempre correlata alla percentuale di farina bianca e crusca che viene inserita all’interno dell’impasto. La farina integrale però, non dovrebbe essere miscelata con quella bianca. Allora cerco di approfondire la cosa facendo qualche verifica, leggendo attentamente le caratteristiche e la composizione del pane integrale dove, con grande stupore, apprendo che la farina integrale, non è affatto citata nella lista degli ingredienti! Ma allora quindi; non solo ce lo vendono come integrale ma, ce lo fanno anche pagare caro (mediamente 3,50/4 € al kg). A questo punto, diventa doveroso fornire la vera differenza tra la farina integrale e quella bianca!

LA FARINA INTEGRALE

La farina integrale macinata a pietra (ad esempio: quindi senza procedimenti industriali) non viene privata (in seguito al surriscaldamento indotto dalla lavorazione) di alcuni elementi nutritivi e contiene tutte le parti del chicco (comprese le fibre). Di conseguenza, Il pane integrale ha un indice glicemico più basso del pane bianco ed il suo transito intestinale risulta notevolmente più veloce e fluido.

LA FARINA BIANCA

La farina bianca (la 00 è la più diffusa) è quella farina raffinata (quindi con un processo industriale alle spalle), ottenuta solo dalla parte interna del chicco di grano a cui può essere aggiunta una parte di crusca devitalizzata ed ottenuta da un residuo della lavorazione di raffinazione.

La scarsa rigidità di regole e disposizioni in materia, permette alle Aziende di propinarci una cosa, camuffandola come tutt’altra!

Negozi e centri commerciali spesso inaccessibili ai disabili

Nonostante l’enorme evoluzione tecnologica e le evanzatissime metodologie di arredo

Dei negozi e dei centri commerciali, è davvero di difficile comprensione e constatare quotidianamente, nonostante vi siano apposite leggi ed appositi regolamenti specifici, come le nostre città, siano lontani anni luce dall’essere pienamente accessibili e fruibili per i disabili. E’ davvero inconcepibile recarsi in un bar della capitale ad esempio e, al momento di chiedere l’uso dei bagni, sentirsi rispondere: il bagno purtroppo, si trova al piano seminterrato, in fondo ad una rampa di scale abbastanza alte e strette e come può capire, non è accessibile ai disabili!

negozi non accessibili
Negozi e centri commerciali inaccessibili ai disabili

Risulta altresì triste e deprimente, constatare che nel voler fare la spesa nella propria città, ci si rende conto che, muoversi in un negozio è praticamente un zigzagare continuo e stremante. I corridoi tra uno scaffale e l’altro, sono stretti e quasi sempre occupati da imballi vari (i dipendenti scartano gli imballaggi degli articoli, durante la normale apertura ed occupano le corsie anche per parcheggiare gli scatoloni) e di bancali con colonne di cartoni pieni dei prodotti da approvvigionare. Ostacoli (canfezioni, plastiche e cartoni) che impediscono di poter percorrere la piattaforma di vendita nella ricerca degli articoli che si desidera comprare. Per non parlare poi dei periodi festivi, quando è praticamente impossibile muoversi all’interno del negozio per la presenza di colonne alte 2 metri di panettoni, pandori, dolci, uova di pasqua ed altri prodotti caratteristici delle ricorrenze, disseminate su tutta la superficie calpestabile che, impediscono persino il passaggio di una persona con una stampella: figuriamoci con una carrozzina! Nonostante sia stata fatta una apposita legge (n. 13 dell’89, Decreto Ministeriale n. 236/’89) per tutelare e garantire la accessibilità di locali aperti al pubblico; bagni a parte, poco o niente è stato fatto!

Ecco quanto rilevato in alcuni negozi del reatino:

CONFORAMA (Cittaducale)

Nonostante l’ampio spazio tra i vari espositori; è necessario percorrere tutta la grande superficie di vendita del centro commerciale, sfiancando anche il più virtuoso dei disabili.
PARCHEGGI PER DISABILI ANNESSI: Buona parte, sopratutto quelli posti in prossimità dell’ingresso, sono perennemente occupati da autovetture prive di apposito contrassegno.

COOP Rieti (Villa Reatina: “i cubi”)

Lo spazio tra una scaffalistica e l’altra, risulta appena sufficiente per il transito di un carrello solo ed una persona su di un lato. La superficie è quasi sempre occupata da ostacoli ed intralci vari: cartoni, plastici e confezioni da sistemare.
PACHEGGI PER DISABILI ANNESSI: IN SUPERFICIE: costantemente occupati dagli avventori del bar posto all’ingresso del centro o da opportunisti che entrano per recarsi nella farmacia all’interno del centro commerciale. SOTTERRANEI: correttamente utilizzati (anche se spesso occupati in modo selvaggio: auto parcheggiate trasversalmente).

LA GALLERIA (Rieti)

Spazio tra una scaffalistica e l’altra perennemente occupata da ostacoli ed intralci vari: cartoni, confezioni da sistemare, espositori promozionali.
PARCHEGGI PER DISABILI ANNESSI: L’unico (1 solo posto auto per davvero) parcheggio disponibile non può assolutamente rispondere all’esigenza di una moltitudine di clienti!

Discriminazione e diritti diseguali

Parità ed equità di diritti e tolleranza; ecco cosa chiedono quasi tutte le persone

Il continuo arrivo di migranti (provenienti dalla Somalia, dall’Eritrea, dall’Afghanistan, dall’Iraq e dalla Siria) sulle nostre coste, genera continue frizioni e situazioni di conflittualità che, data la assoluta mancanza di infrastrutture e di strumenti idonei alla gestione (sanitaria, umanitaria, economica e sociale) di una mole così grande di uomini donne e bambini spesso, in condizioni critiche, si ripercuotono su tutto il nostro tessuto sociale.

Integrazione e condivisione
Rispetto, parità ed equità di diritti e trattamenti

Essi vengono distinti (forse è meglio dire: dovrebbero essere distinti) in rifugiati politici ed in fuga da paesi in guerra o da regimi. In una Italia che ancora fatica enormemente per riprendersi dalla grave crisi economica degli ultimi anni, e stretta sempre di più dalla marcata e sostanziale iniquità sociale; stride non poco, con la grande mole di mezzi, uomini e risorse messe in campo per contrastare l’immigrazione e con le migliaia di famiglie italiane che quotidianamente si vedono sottrarre potere d’acquisto e servizi indispensabili alla prosecuzione di una vita dignitosa. Ora, già molti di voi che state leggendo quest’articolo, staranno pensanso all’ennesimo pensiero razzista ed intollerante; no, il significato della parola razzismo non ha alcun nesso con l’intero contesto e non è affatto mia intenzione tirare in ballo razze, etnie, colori e differenziazioni genetiche ma, esclusivamente mettere l’accento sulle troppe differenziazioni di trattamento e di considerazione che vengono interposte tra le azioni e le risoluzioni messe in campo e, in molte occasioni, oserei dire anche ostentate. Eccone alcuni esempi

 

  • I diritti degli italiani devono essere uguali a quelli dei migranti. Ad esempio, non si può difendere un migrante che commette uno stupro, dicendo che non sapeva che nel nostro Paese, questo comportamento fosse un reato grave ed odioso;
  • Molti migranti non vogliono esser identificati e scegliere dove vogliono essere trasferiti. ALLORA, qualcuno dovrebbe chiedere anche agli italiani in quale carcere vorrebbero essere detenuti o in quale sede lavorativa non vorrebbero recarsi in caso di trasferimento della loro sede operativa;
  • Un migrante può commettere un reato in italia perchè non lo sa: PER GLI ITALIANI però, vale la regola: la legge non ammette ignoranza;
  • Per lo stesso reato ed a parità di aggravanti, devono essere previste le stesse pene detentive sia per i migranti che per gli italiani;
  • Per i tanti migranti che non pagano alcun biglietto sul treno ed a cui non viene elevata una relativa sanzione; altrettanto deve essere concesso ai molti italiani disoccupati;
  • l’indignazione per la stessa colpa e motivata dalle stesse ragioni deve essere identica e non ammorbidita da scusanti etniche

Nessuno, me compreso, vuole ignorare o sminuire le molteplici ed in alcuni casi, disumane sofferenze che si celano dietro al fenomeno dell’immigrazione umanitaria ma, tutto questo, non può e non deve essere imposto al popolo, con regole e disposizioni che determinano di volta in volta, disequità di trattamento e disparità di applicazione della legge

La legge deve essere uguale per tutti e non ammettere ignoranza in nessun caso!

Il domicilio è inviolabile. Ma solo sulla Costituzione

Case violate, occupate e devastate

Non passa giorno che non giunga notizia di una casa lasciata incustodita per brevissimi periodi per:

  • assenza del fine settimana
  • un ricovero improvviso
  • visita parenti
  • una breve vacanza
  • un impegno imprevisto fuori sede
case occupate abusivamente
Case violate, devastate ed occupate

Che, al proprio ritorno, non venga ritrovata violata ed occupata (la porta d’ingresso viene scardinata, la serratura viene cambiata e, molte volte, i propri oggetti vengono letteralmente buttati). Tutto questo, con l’aggravante di vedere gli artefici della violenza, ben accomodati nelle nostre cose.

Nonostante l’articolo 14 della nostra Costituzione affermi che il proprio domicilio è inviolabile e non vi si possono eseguire ispezioni, perquisizioni o sequestri, se non nei casi e nei modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

La legge però, sembra non avere strumenti per combattere questo fenomeno spregevole che sottrae la cosa più importante per una Persona ed una Famiglia: la casa. Il luogo dove sono custoditi i propri beni personali e dove sono ipotecati la maggior parte dei sacrifici di tutta una vita.
Allora come mai succede questo, e, nonostante le denunce, gli scandali e le proteste di chi subisce questo grande torto non succede nulla (di tangibile) e nessuno fa niente o quasi?

Forse si aspetta che, l’occupante di turno, butti dalla finestra (per errore: scambiandolo magari per un bambolotto) un neonato che aspetta la mamma uscita a comprare il latte per la poppata successiva?

Grazie a tutti voi

Grazie ad AISM per tutto quello che sta facendo

A distanza di più 11 mesi da quando è stato pubblicato questo articolo (luglio 2018), ritengo giusto e doveroso evidenziare la grande DEDIZIONE, PASSIONE ed impegno INCONDIZIONATO che l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla sta sostenendo ininterrottamente da più di 1 anno nella DIFESA dei miei diritti da DISABILE e nell’epico confronto con le Amministrazioni Locali che, affrontano le avversità di sopravvivenza e le necessità di cura e di supporto di un malato di Sclerosi Multipla con una leggerezza ed una disinvoltura che mina anche la forza d’animo più tenace, dando l’impressione di limitarsi ad osservare ciò che accade al malato già annientato dalla malattia, come se ci si trovasse davanti ad una vetrina espositiva tramite il quale ci si può rivolgere ai suoi contenuti interni con un semplice citofono esterno. Sempre più spesso infatti, sembra non si rendano affatto conto di quali sofferenze fisiche, e di quali sofferenze interiori possa generare la totale perdita delle funzionalità del proprio corpo, aggredito da una patologia tanto invalidante quanto subdola e mortificante.

Manager Aism
Manager AISM Lazio Umbria e Toscana

Sento la necessità di dover ringraziare anche tutti coloro che mi hanno manifestato la loro vicinanza, la loro comprensione e la loro partecipazione nella triste storia che mi vede protagonista ormai da qualche anno, della controversa ed incomprensibile situazione  di EMERGENZA ABITATIVA derivante dalla INABITABILITA‘ ed ANTIGIENICITA’ dell’alloggio ove risiedo in locazione da più di due decenni ma della quale, già a FEBBRAIO 2018 è stato disposto lo sgombero su intimazione della ASL di Rieti per la mancanza dei necessari requisiti igienico-sanitari contingibili e urgenti. Il tutto, anche in relazione alla mia disabilità cagionata da una grave malattia neurodegenerativa che ogni giorno sottrae al mio orgnanismo risorse e vitalità; non mi permette più di vivere dignitosamente la mia quotidianità, scandita per buona parte da terapie farmacologiche e sedute di fisioterapia neurocognitiva.

Un grazie dal profondo del cuore
Grazie di cuore

Desidero ringraziare quindi, tutte le centinaia di persone (anche dall’estero) che mi hanno:

  • mandato un messaggio whatsapp
  • inoltrato una email
  • mandato un messaggio in chat
  • fatto una telefonata
  • inviato un form dal mio blog
  • fermato nelle strutture pubbliche (ASL, INPS, ospedale)

E che mi hanno dato tutta la loro disponibilità nel poter concorrere in qualsiasi modo ad alleviare la mia sofferenza, incoraggiandomi a continuare a lottare contro un evidente e palese sistema sociale, insensibile e del tutto inefficace nell’adoperarsi per porre in atto anche solo le più blande e basilari misure di tutela e protezione delle persone più deboli, svantaggiate ed indifese; rilegandoli di fatto, ai margini della società e della non considerazione della loro condizione di sofferenza non solo fisica ma anche psicologica e che, inevitabilmente, lede anche la propria condizione di dignità dell’essere umano.

Eppure si annunciano continuamente proclami e promesse nei confronti dei disabili; puntualmente quasi sempre disattese!

Separazioni artefatte

Ci si separa solo sulla carta e solo per godere di tutta una serie di agevolazioni economiche

Il fenomeno delle finte separazioni appare sempre più esteso e ramificato in tutto il territorio nazionale. Sono sempre più numerose le coppie che, previa una apposita strategia studiata a tavolino  e pianificata nei minimi dettagli, si avvalgono di un legale (che naturalmente, li crede in buona fede) per redigere una finta separazione, esclusivamente con lo scopo di ottenere tutta una serie di benefici ed agevolazioni che, oltre a danneggiare tutte le famiglie che faticano per arrivare a fine mese ed in molti casi, patiscono anche la fame pur di soddisfare le necessità dei propri figli; sottrae risorse e supporto a chi veramente ne ha bisogno; proprio come accade per i falsi invalidi. Forti di un documento legale che attesta una separazione (anche con residenze fittizie) in atto tra i coniugi, con la conseguente responsabilità che ricade ad uno dei due genitori, relativamente all’affidamento dei figli e della casa familiare; si attivano per dichiarare tempestivamente lo status di separati al Comune di Residenza e beneficiare quindi di tutte le agevolazioni previste in questi casi dalla legge, come:

Separati virtualmente ma uniti a prendere
Cuori infranti ma… solo sulla carta!
  • Tasse Comunali ridotte per seconde case che vengono fatte apparire come prime (perchè intestate all’altro coniuge)
  • Risparmiare sulle rette degli asili nido
  • Accedere alle graduatorie per ottenere alloggi popolari
  • Ottenere i contributi economici, buoni pasto destinati a disoccupati e disagiati.
  • Traslare gli assegni dei figli al coniuge con la condizione più vantaggiosa
  • Fare risultare automobili e beni intestati a coniugi separati e non conteggiandoli così nello stesso reddito familiare
  • Non pagare o pagare una quota ridotta della tassa sui rifiuti

Eppure, per sradicare questo nuovo e codardo modo di lucrare

Basterebbe semplicemente incrociare tutti i dati riguardanti il nucleo familiare ed il loro tenore di vita per rendersi conto di una serie dia nomalie: prima tra tutte; quella di continuare ad abitare nella stessa casa, dormire nello stesso letto e vivere la stessa vita di sempre (molto più agiata però)

Se anche nella tua città, hai notato lo stesso fenomeno, racconta la tua esperienza!

Ad arginare questa tipologia di truffa è intervenuta la Cassazione con la recente sentenza N. 32504/2018 che ha stabilito che questo comportamento si identifica nel REATO di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (occultamento dei beni).

L’inglese stravolge l’italiano

Quasi tutte le pubblicità e gli slogan parlano inglese

Nella lingua Italiana correntemente parlata, ormai non si contano più i molti, moltissimi termini in lingua inglese che, vengono incastonati tra una parola ed un’altra; tra una espressione ed un’altra; ed a volte, componendo una frase intera senza nemmeno un solo termine in italiano.

Termini anglosassoni
Invasione della lingua inglese nelle nostre frasi

Tutto questo ha letteralmente stravolto la scorrevolezza ed ha corrotto (a mio avviso) la sua integrità, rendendola in alcuni casi, di difficile interpretazione, ed escludendone dalla corretta comprensione, tutte quelle categorie di persone (gli anziani e tutte le persone con un bagaglio culturale limitato o con un livello di istruzione non proprio elevato: basti pensare a tutti coloro che vivono ai margini della società) che già non hanno dimestichezza con il corretto (che non è così facile come si crede) uso della lingua Italiana.

Certo, ad una prima e del tutto superficiale analisi, sembrerebbe che, miscelando la nostra lingua con quella inglese, il messaggio lanciato, raggiunga un’ampia e più articolata platea europea e multietnica. In realtà, si instaura una sorta di disgregazione delle tradizioni e dei valori culturali (la lingua di un popolo fa parte della sua storia e della sua cultura: non dimentichiamolo) Ecco, ad esempio, alcuni dei termini inglesi maggiormente utilizzati e come sarebbe scorrevole e lineare la loro corretta pronuncia in italiano:

 

  1. All inclusive (tutto incluso)
  2. Cake (Torta)
  3. Customer care (Assistenza al cliente)
  4. Meeting (Riunione di lavoro)
  5. Brand (Marchio)
  6. Cool (Di tendenza, togo)
  7. Backstage (Dietro le quinte)
  8. Fan (Appassionato, fedelissimo)
  9. Party (Festa)
  10. Class action (Azione legale di gruppo)
  11. Target (Bersaglio)
  12. Unlimited (Senza limiti)
  13. Today (Oggi)
  14. Everiday (Tutti i giorni)
  15. Forever (Per sempre)

Ma allora, perchè ci si ostina a non farlo?

Beh; innanzitutto perchè sembra che utilizzare i termini in inglese (intitolare un libro, un film, un’opera o un’impresa ardua e rivoluzionaria), renda il concetto o l’idea che c’è dietro, immediatamente assimilabile per il mercato Statunitense e per quello Anglosassone (ad esempio: La Silicon Valley e Londra)che, rappresentano le sedi delle maggiori Aziende internazionali) e poi, perchè sembra che nell’immaginario comune, una frase in inglese sia più di effetto e ridondante!

Non credete anche voi che così facendo, si possa danneggiare la nostra cultura e la nostra storia?

Povertà e mercificazione

Aumenta la povertà ma aumenta anche il concetto di mercificazione

In questa nostra povera e triste società attuale, emergono sempre più perplessità e disparità su come vengono gestiti i meccanismi che regolano la distribuzione degli aiuti (gli ormai noti pacchi Caritas) alimentari alle tantissime famiglie indigenti. Nel sito internet della Caritas Ambrosiana di Milano ed in quello della Caritas di Roma, ho letto che il pacco alimentare viene distribuito con cadenza quindicinale e che al suo interno ci sono cibi di prima necessità per un valore di circa 30 euro (tra riso, caffè, pasta, legumi, formaggio, olio ed altri prodotti forniti dai supermercati locali) a persona. In altre città italiane (come Cittaducale, nel Reatino) invece, la distribuzione è regolata mensilmente. Sorge spontaneo chiedersi il perchè di questa non indifferente disparità (2 pacchi alimentari al mese, sono in grado di garantire una doppia autonomia rispetto a quello che contiene un solo pacco per ben 30 giorni). Sicuramente si potrà dedurre che le disponibilità delle parrocchie lombarde (sono le varie parrocchie a gestirne la raccolta e la distribuzione), siano molto meglio approviggionate di quella laziali (ad esempio) ma allora, perchè non razionare in modo selettivo ed accurato quanto inserito all’interno dei vari pacchi?

 

  • Se in un pacco alimentare distribuito ad una famiglia di 2 persone adulte, vi sono ben 5 vasetti di omogeneizzati e 5 buste di latte da 1 litro; appare palese che chi seleziona i vari prodotti da inserire all’interno dei pacchi, non tiene conto di chi sia il destinatario effettivo e di come sia composto il nucleo familiare ma, tiene esclusivamente conto del numero dei soli componenti (adulti, neonati, invalidi e bambini, non fa differenza) che compongono il nucleo familiare.
  • Su che base poi, viene stabilito a quale famiglia dare il caffè, il formaggio (di solito grana o reggiano) ed a quale non darli? Si, perchè parlando con alcune famiglie della mia città, emerge proprio il fatto che in alcuni pacchi (per lo stesso periodo mensile) vi siano dei prodotti ed in altri pacchi, questi prodotti siano del tutto assenti!
  • Perchè i legumi ed i formaggi, non vengono conservati correttamente e controllati prima di inscatolarli?
  • Come è possibile distribuire prodotti alimentari scaduti anche da qualche mese ed addirittura con la muffa (come mostrato nelle immagini sotto allegate) in palese evidenza sotto al film protettivo? Probabilmente, le derrate alimentari che vengono stivate nei magazzini di distribuzione, vengono inserite con troppa disinvoltura e superficialità all’interno dei pacchi, senza apportare la giusta attenzione.
Piselli avariati
Piselli ridotti talmente male da sembrare ceci
Formaggio con muffa
Formaggio con evidenti insediamenti di muffa
Formaggio con la muffa
Formaggio con proliferazione di muffa

 

Forse quello che manca è la giusta considerazione del concetto di povertà

Una famiglia povera ed in stato di bisogno, è sicuramente una famiglia alla quale, per un motivo o per un altro, è venuta a mancare anche la dignità di vivere una vita normale. La distribuzione degli aiuti alimentari da parte della Caritas, a mio avviso, non deve essere considerato esclusivamente come un mero atto di carità e di misericordia, ma come un gesto di conforto e di supporto a chi ha già visto trasformarsi il vivere in sopravvivere, ed ha bisogno di ritrovare quel giusto senso dell’esistenza.

Credo che la Caritas, con le numerosissime donazioni che riceve anche con le donazioni dell’8 per mille, non debba assegnare una valenza affarista (come emerge anche dalle dichiarazioni del giornale.it che, afferma che ben il 79% delle accoglienze ai migranti a cura della Chiesa, è però a carico del governo) alle sue molte azioni di aiuto ai poveri ma una sorta di progetto di speranza e di umanità che faccia da tutore per l’individuo e che lo aiuti a ritrovare la sua autostima ed il suo valore di persona.

La dignità, l’umiltà e la sofferenza, impediscono a molte persone di lamentarsi e di reclamare tutto quello che di negativo o di ingiusto traspare!

Cadere in povertà ed essere costretti a chiedere la carità e la assistenza altrui (che sia Caritas, Onlus o altra organizzazione umanitaria) è già di per sè qualcosa di sconvolgente e di devastante per una persona che nella vita, ha sempre sopperito (anche con grandi sacrifici) alle esigenze di sopravvivenza e di gestione del proprio nucleo familiare. Se poi, nonostante tutto, si è anche costretti a segnalare quello che appare come una ingiustizia o una disparità; allora ci si sente ancor più devastati ed annientati, oltre che nell’animo, anche nella propria dignità di essere umano.

Se anche voi avete avuto bisogno di chiedere aiuti alimentari o

vostri amici, conoscenti o familiari, per fare fronte a difficili momenti di quotidianità; raccontatemi la vostra esperienza personale , lasciando un vostro commento ed aiutatemi a capire ancor di più la complessità delle criticità segnalate.