La quotidianità rubata

Da quando la malattia mi ha tolto moltissime cose (se non tutto) della mia quotidianità; sapete qual è la cosa più frivola e più semplice che oggi mi manca?

Il vestirmi in modo elegante! (come si evince da questo ritaglio di un giornale di più di venti anni fa, quando svolgevo il compito di sceglitore prima e di addetto al controllo qualità poi, in una Azienda produttrice di igienico-sanitari)

ben vestito
Erano gli anni 90 ed io ero sempre ben vestito

Si, perchè a me piaceva indossare una bella camicia con il colletto sempre in ordine; abbinarla con una cravatta elegante e dai toni poco sgargianti; indossare un bel pantalone ben stirato, confortevole e senza pieghe; calzare un bel paio di scarpe scure e ben pulite; indossare un impermeabile che desse un tocco finale a tutto il resto e, terminato il mio turno di lavoro (che spesso, andava avanti anche di festivo), andare al mio bar preferito a prendere un bel caffè bollente e leggermi (seduto al tavolino più appartato) il mio bel quotidiano di cronaca locale! Oggi, tutto questo è solo un bel ricordo ma dal sapore difficile da mandar giù!

Oggi? Solo tuta (larga) e pantofole!

Per stare a casa e quasi senza alcun movimento; vanno più che bene!

Crocifisso e Presepe

Ora che siamo quasi alle porte del Santo Natale, come da qualche anno ormai

Si ripresenteranno puntuali, tutte quelle iniziative rivolte a deviare le nostre culture, le nostre abitudini di vita e la nostra stessa religione

Come quelle di:

  • Togliere il crocifisso dalle aule
  • Rimuovere il crocifisso dai Tribunali
  • Non festeggiare questa o quell’altra ricorrenza religiosa
  • Non allestire il presepe nelle aule delle scuole materne/elementari
  • Non portare all’asilo determinati giocattoli e/o oggetti che danneggerebbero la sensibilità altrui
presepe e crocifisso
Presepe e Crocifisso rappresentano la nostra cultura e la nostra storia

E, cosa ancor più grave, è che alcune di queste richieste, provengono proprio da coloro (cosa già successa pochi giorni fa) che, dovrebbero garantire la conservazione e la prosecuzione delle nostre tradizioni e dei nostri costumi: gli educatori e le educatrici dei nostri figli. Forse non hanno ancora realizzato che il risultato finale di queste azioni ipocritamente celate dal raggiungimento di una ipotetica eguaglianza ed integrazione; sarà quello della soppressione (di questo si tratta) del nostro credo, delle nostre tradizioni e, della nostra intera storia cattolica! L’integrazione deve essere intesa come la ricerca e la concretizzazione di un punto di incontro comune che permetta all’uno di vivere nel pieno rispetto dell’altro (naturalmente, partendo dalla naturalizzazione di uno nella società dell’altro) e che predisponga un miglioramento di tutti quei processi di vita che formano la piattaforma di crescita dell’individuo e di tutti i suoi cardini esistenziali. Non come una incondizionata accettazione ed introduzione di usi, costumi e religioni di altri Popoli che, pur costituendo una grande risorsa umana e sociale, non possono e non devono porre in sofferenza e far passare in secondo piano i nostri fulcri di vita come IL CROCIFISSO, IL PRESEPE e tutto ciò che fa parte integrante ed inscindibile della nostra identità socio-culturale. Integrazione significa RISPETTO, EDUCAZIONE, CONDIVISIONE ed INCONTRO di civiltà. Chi viene nel nostro Paese, deve accettare e condividere il nostro Essere ed il nostro Vivere! Se il suo credo non gli consente di condividere la nostra identità religiosa, è necessario predisporre tutti quei comportamenti e processi di tolleranza che sono alla base della crescita e della civilizzazione.

Desidero inoltre riportare la procedura che è stata intrapresa attraverso la Sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 18 marzo 2011 (Ricorso numero 30814/06)